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FRISULLO AL RIESAME
Data: 07/04/2010


FRISULLO AL RIESAME. E I PM FANNO ACCERTAMENTI BANCARI
Questa mattina gli avvocati difensori dell'ex vicepresidente della Regione hanno ribadito: "Non ci sono gravi indizi di colpevolezza". Ieri la Procura ha giocato una carta, depositando nuovi atti

BARI - Questa mattina uno dei banchi prova più importanti. Domani, l'attesa sentenza che potrebbe decidere, almeno in parte, le sorti di Sandro Frisullo, e dare un'impronta anche determinante alle fasi successive dell'indagine. L'ex vicepresidente della Regione Puglia, esponente del Pd, all'epoca del primo mandato a Ninchi Vendola, dimessosi dal ruolo istituzionale quando arrivarono i primi venti di tempesta, è rinchiuso nel carcere di Bari dal 18 marzo scorso. Arrestato nell'ambito dell'inchiesta sul filone sanità, in mano alla Procura del capoluogo pugliese, con pesanti accuse: associazione a delinquere e turbativa d'asta, ma anche tangenti.

Fallito il primo colpo sparato dalla difesa, la richiesta di scarcerazione per motivi di salute, dovuti al diabete di cui soffre l'esponente politico, questa mattina, davanti al Tribunale del riesame, gli avvocati Michele Laforgia e Federico Massa, hanno avanzato la loro nuova offensiva. Una linea già nota, per la verità, quella alla quale si sono rifatti, e che vede al centro proprio il principale accusatore, l'imprenditore Giampaolo Tarantini, colui il quale si sarebbe avvantaggiato in modo particolare nell'ottenimento di appalti presso l'Asl di Lecce, grazie ad un articolato sistema di vantaggi. E, dunque, Frisullo, a dire dei legali, era ben consapevole fin dal 20 gennaio del fatto che Tarantini avesse parlato agli inquirenti di escort e tangenti (i pm che seguono il caso sono Ciro Angelillis, Eugenia Pontassuglia e Giuseppe Scelsi), e nonostante questo, avrebbe aspettato con fiducia ogni accertamento. Fino all'arresto, insieme ad altri indagati, avvenuto quasi due mesi dopo quella data.

A tale proposito, gli avvocati hanno presentato ai giudici articoli di giornale che ben evidenzierebbero la questione, avvalorando la tesi che non esisterebbero i gravi indizi di colpevolezza e, di conseguenza, i motivi che hanno indotto a ritenere finora valide le esigenze cautelari. La Procura, però, proprio alla vigilia dell'udienza odierna, e dopo aver incassato il rifiuto dell'indagato di avvalersi della facoltà di non rispondere, giacché non sarebbe attualmente in condizione di farlo, ha giocato una nuova carta. I pm, infatti, hanno depositato ulteriori atti d'indagine. Riguardano accertamenti bancari e patrimoniali che, a dire degli inquirenti, comproverebbero la ricezione di soldi da parte di Frisullo.

Il nodo della questione è dunque soprattutto nelle tangenti, oltre che nella disponibilità di escort. Frisullo s'è sempre dichiarato innocente, a riguardo di ogni accusa piombatagli sulla testa, ma secondo gli investigatori (gli accertamenti sono stati fatti dalla guardia di finanza) avrebbe intascato denaro, forse fino a 250mila euro, per garantire a Tarantini la vincita di appalti per la fornitura di materiale sanitario all'Asl leccese, per un valore di 5 milioni di euro. Oltre ad ottenere altri vantaggi. Il responso di domani potrebbe, dunque, fare chiarezza su diversi punti. L'accusa, dal canto suo, ha ribadito in aula che sussisterebbero tutti i motivi alla base del provvedimento di arresto, dai gravi indizi di colpevolezza, pericolo d'inquinamento probatorio, fino al rischio di reiterazione del reato, chiedendo, dunque, la conferma dell'arresto. Al Riesame hanno fatto valere le loro ragioni anche il direttore amministrativo dell'Azienda sanitaria, Vincenzo Valente, il funzionario dell'area gestione del patrimonio, Roberto Andrioli, ed il primario di neurochirurgia del "Vito Fazzi" di Lecce, Antonio Montinaro, che nei giorni scorsi è stato scarcerato dai domiciliari e per il quale vige, al momento, solo l'obbligo di dimora. Lo stesso Frisullo era presente, questa mattina, in aula.



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